Le epidemie di arbovirosi in Italia: come l’Emilia-Romagna si prepara ad affrontare la stagione vettoriale 2026
Negli ultimi anni in Europa si è registrato un incremento significativo di casi autoctoni di arbovirosi, in particolare dengue e chikungunya, in un contesto favorito dalla diffusione di vettori competenti come Aedes albopictus, dai cambiamenti climatici e dall’intensificazione dei flussi di viaggio internazionali. Anche l’Italia è stata coinvolta in episodi di trasmissione locale e, in questo scenario epidemiologico in evoluzione, la Regione Emilia-Romagna ha avviato un rafforzamento strutturale del proprio sistema di “preparedness” in vista della stagione vettoriale 2026.
Dopo l’epidemia di chikungunya di Castiglione di Cervia (RA) del 2007, fino al 2023 in Emilia-Romagna si sono registrati esclusivamente casi importati di arbovirus di chikungunya e dengue. Nel 2024 si è verificato un cambiamento di scenario con la comparsa di due cluster autoctoni di dengue: uno ad Albinea (RE) e uno, più esteso, a Cavezzo (MO), con 35 casi confermati e 9 probabili, correlati al focolaio marchigiano di Fano (vedi poster). Nel 2025 il quadro si è ulteriormente intensificato con diversi episodi di dengue e chikungunya distribuiti sul territorio regionale e, soprattutto, con un ampio focolaio di chikungunya con epicentro a Carpi (MO) e diffusione in più comuni e province della Regione.

Nel cluster primario di Carpi (MO) nel 2025 sono stati registrati 356 casi complessivi (318 confermati e 38 probabili); pur in assenza di decessi, l’impatto organizzativo e sanitario è stato rilevante e ha coinvolto numerosi Comuni, tra cui Soliera, Novi di Modena, Concordia sulla Secchia, Correggio, Cavezzo, Modena e alcune località della costa romagnola.
Questo evento ha rappresentato un passaggio chiave per la revisione e il potenziamento del modello regionale di risposta alle epidemie di arbovirosi.
L’esperienza maturata ha evidenziato alcune criticità operative, in particolare la necessità di ridurre i tempi tra il caso sospetto clinico e l’attivazione degli interventi di controllo vettoriale, nonché di garantire appropriatezza e uniformità procedurale su tutto il territorio regionale.
Il nuovo modello organizzativo per il 2026
Per la stagione 2026 la Regione ha introdotto un sistema basato su tempistiche stringenti e indicatori di performance, applicabile nel periodo di attività del vettore (1°maggio – 31 ottobre).
In sintesi, il nuovo assetto organizzativo prevede:
- segnalazione tempestiva di ogni caso sospetto, utilizzando la scheda di segnalazione SSCMI/2023, da parte del clinico, MMG (Medico di Medicina Genarale), PLS (Pediatra di Libera Scelta) o MCA (Medico di Continuità Assistenziale) al Dipartimento di Sanità Pubblica territorialmente competente ed esecuzione del campione entro 12 ore (massimo 24);
- invio del campione al Laboratorio di Riferimento Regionale (CRREM) entro 12 ore dal sospetto clinico;
- refertazione da parte del CRREM entro 24 ore dal ricevimento del campione;
- obiettivo complessivo di 48–60 ore massimo tra sospetto clinico e conferma di laboratorio.
Il rispetto di tali tempistiche consente di avviare gli interventi di disinfestazione adulticida e larvicida solo in presenza di caso confermato o probabile, superando l’automatismo dell’intervento al semplice sospetto.
Gestione dei casi autoctoni e dei casi importati
Durante il periodo di attività del vettore, il Piano Regionale distingue operativamente tra casi importati (con storia di viaggio in aree endemiche) e casi autoctoni (in assenza di storia di viaggio).
Per i casi autoctoni, l’attivazione delle misure di disinfestazione straordinaria e il coinvolgimento del Comune avvengono esclusivamente a seguito di conferma di laboratorio, nel rispetto delle tempistiche previste dal Piano Regionale Arbovirosi 2026. In questo caso, l’Azienda USL territorialmente competente attiva la ditta individuata dal bando regionale dedicato ai casi autoctoni e coinvolge il Comune per la predisposizione dell’Ordinanza e la comunicazione alla cittadinanza.
Per i casi importati, invece, l’attivazione del Comune da parte dell’Azienda USL avviene già al sospetto clinico; la gestione rimane in capo ai Comuni secondo le modalità ordinarie, che prevedono l’applicazione del protocollo straordinario di disinfestazione anche in assenza di conferma di laboratorio.

In un contesto europeo e internazionale caratterizzato da crescente circolazione di virus trasmessi da vettori, la capacità di intervenire in modo coordinato e misurabile rappresenta uno strumento essenziale per garantire la tutela della salute pubblica.