Epidemia di dengue a Cavezzo nel 2024: come epidemiologia, entomologia e risposta integrata hanno contenuto il focolaio
L'epidemia di dengue verificatasi a Cavezzo (provincia di Modena) nell’estate 2024 rappresenta, insieme a quella di Fano (regione Marche), uno dei casi meglio documentati di trasmissione autoctona del virus in Italia. I risultati delle indagini epidemiologiche, entomologiche e microbiologiche sono stati descritti in due pubblicazioni scientifiche recenti:
- l'articolo "Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy: evidence from outbreaks in 2024" (https://www.eurosurveillance.org/content/10.2807/1560-7917.ES.2026.31.27.2600035 ), pubblicato su Eurosurveillance,
- e "Autochthonous dengue outbreak in Northern Italy, September 2024: epidemiological, microbiological, entomological investigation and public health response" (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1477893926000293?via%3Dihub) , pubblicato su Travel Medicine and Infectious Disease.
Nel Comune di Cavezzo l'indagine epidemiologica è stata avviata immediatamente dopo la conferma del primo caso autoctono notificato il 17 settembre 2024; il caso indice non è stato identificato. Complessivamente sono state sottoposte a screening 90 persone, consentendo di individuare 44 casi autoctoni, di cui 35 confermati e 9 probabili. La ricerca attiva dei casi, associata al potenziamento della diagnostica di laboratorio, ha permesso di ricostruire rapidamente la catena di trasmissione e, insieme agli interventi straordinari di controllo del vettore, di circoscrivere il focolaio.
Viene di seguito riportata la cronistoria schematica dell’epidemia di dengue a Cavezzo.

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio pubblicato di recente su Eurosurveillance riguarda le informazioni quantitative ottenute dalla modellistica, che possono fornire indicazioni utili per la gestione di futuri focolai di dengue; pur tenendo conto della complessità dei numerosi fattori che influenzano la trasmissione del virus.
L’analisi della distribuzione spaziale dei casi condotta nell’articolo, ha mostrato che oltre il 99% dei infezioni secondarie si è verificato entro un raggio di 400 metri dal punto in cui è avvenuta l’infezione primaria, mentre meno dell'1% è stato registrato oltre tale distanza. Questo risultato conferma che la trasmissione della dengue sostenuta da Aedes albopictus è fortemente localizzata e supporta l’efficacia delle strategie di controllo del vettore concentrate nelle immediate vicinanze dei casi notificati e applicate con la massima tempestività.
Lo studio ha stimato che circa la metà delle infezioni secondarie attribuibili a un caso umano specifico si è verificata tra 10 e 23 giorni dal momento in cui il caso primario ha contratto l’infezione.
Sulla base di questi risultati è stato calcolato il picco dell’Rt , ossia il numero medio di infezioni secondarie generate da un singolo individuo infetto, in uno specifico momento dell'epidemia. Il valore massimo è risultato pari a 1,35, ma è sceso al di sotto di 1 subito dopo l’identificazione dei primi casi autoctoni e l’applicazione delle misure integrate di contenimento comprendenti sorveglianza epidemiologica ed entomologica, lotta straordinaria al vettore e informazione alla popolazione.

Le simulazioni sviluppate dagli autori dimostrano come la rapidità della risposta rappresenti il principale fattore in grado di influenzare la dimensione finale di un focolaio endemico. L'esperienza di Cavezzo evidenzia infatti che la diagnosi precoce del primo caso autoctono, l'immediata attivazione dell'Unità di Crisi regionale, la stretta collaborazione tra epidemiologi, entomologi, virologi, amministrazione comunale, operatori sanitari e imprese di disinfestazione hanno consentito di ridurre rapidamente la trasmissione del virus fino alla sua interruzione.
L'epidemia di Cavezzo costituisce quindi un esempio concreto di come un approccio multidisciplinare, fondato sull'integrazione tra sorveglianza epidemiologica, indagini entomologiche, diagnostica di laboratorio e tempestivi interventi di sanità pubblica, possa contenere efficacemente la diffusione della dengue e fornire indicazioni preziose per la gestione di future emergenze.